Primavera Fidentina

"Il gruppo civico al servizio della gente …"

i dipendenti della Casa Protetta di Fidenza interrompono il consiglio comunale

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Un nutrito gruppo di lavoratori della Casa protetta di Fidenza ha fatto  irruzione nella sala del Consiglio comunale per protestare in merito alla situazione di crisi in cui versa l’Asp (Azienda dei servizi alla persona). Si sono sistemati nei posti riservati al pubblico da dove hanno esibito i  loro cartelli  contro la privatizzazione.  Hanno chiesto un incontro al sindaco  che dopo un po’ di tempo ha promesso di concederlo.

I lavoratori sono esasperati, il malumore era nell’aria già da molto tempo e una loro reazione era più che prevedibile.  La legge sull’accreditamento delle Asp risale al 2009 ma da allora l’Assemblea dei soci non ha mai preso decisioni definitive. Si continuano a far fare dei piani di fattibilità all’azienda ma non si è mai arrivati al dunque. Nonostante si sia appurato che affidando i servizi interamente al pubblico (la cosiddetta internalizzazione) si spenderebbe meno rispetto all’affidamento alle cooperative si sta decidendo di incrementare i contratti con i privati .

I risultati di questi studi , però, non piacciono e proprio in questi giorni si è messa in atto una campagna denigratoria contro la direzione di Asp. Una vera e propria macchina del fango che si prefigge di dimostrare l’inesattezza dei conti forniti dalla direzione.  Anziché utili ci sarebbero perdite.  Accuse pesanti   che disorientano i cittadini e che meriterebbero l’intervento di un soggetto terzo (Procura?) che stabilisca una volta per tutte  la verità. La matematica, ahimè,  non è un’opinione

Incomprensibile è stata la reazione del Presidente del Consiglio Amedeo Tosi che anziché cercare di svolgere un ruolo di intermediazione con questi lavoratori al fine di consentirne l’ascolto ha continuato a lamentarsi per un gesto che va contro il Regolamento.  E’ un vero peccato che Tosi, persona a cui stanno a cuore i bisogni della gente, rinunci sempre al suo ruolo politico accontentandosi alla fine di fare il moderatore del consiglio comunale, attento più alla forma che ai contenuti.

Il Sindaco ha lanciato il sospetto che ci sono persone che stanno cavalcando questa triste vicenda e ha invitato a non aggiungere veleno in un clima già abbastanza avvelenato.  Potrebbe aver ragione ma se lui non convoca i lavoratori per spiegare come stanno realmente le cose giustifica queste proteste.

Alla fine, poi, ci ha regalato un’autentica ciliegina sul gelato quando ha dichiarato “fino a che non c’è un consiglio di amministrazione io non rispondo” .

Sembra una vera e propria presa in giro. Ricordiamo, infatti, le recenti vicende del CdA.

In luglio si è dimesso Lino Bonatti (incompatibile per il fatto che il figlio è entrato a far parte della Giunta Massari).  Dopo 4 mesi, pensando di provocare la caduta dell’intero CdA hanno chiesto  a Meduri e Gandolfi di dimettersi. Peccato, però, che avessero fatto male i conti: per regolamento tre dimissioni fanno cadere il CdA a patto, però, che siano concomitanti.  E qui non lo erano.

Scoperto, comunque,  l’errore hanno provveduto alla sostituzione dei tre con persone che dopo un paio di giorni si sono  subito dimesse.  Peccato siano riusciti a sbagliare ancora una volta scegliendo persone ineleggibili e quindi non dimissionabili.

Quale sia lo stato attuale del CdA  deve essere il Sindaco a spiegarcelo perché a noi cittadini non è dato saperlo.

“Compito di un amministratore – ha detto Massari  – è quello di fare il bene di tutti”.

Per noi non è una novità, ne siamo convinti da sempre e ci auguriamo che lui metta in pratica queste parole.

Un commento

  1. la manifestazione di protesta messa in atto mercoledì sera in consiglio comunale è la logica conseguenza di promesse fatte in campagna elettorale e come sembra non mantenute da certi esponenti politici una volta che questi sono stati chiamati ad amministrare la città.
    A questi amministratori vorrei far notare che è molto facile dire di mantenere la calma e di non fare sceneggiate quando non è a rischio il proprio posto di lavoro o nelle migliori delle ipotesi un ridimensionamento del proprio stipendio.
    Certo non la pensavano così quando nel 2011 si ipotizzò un accorpamento delle provincie allora ci furono manifestazioni ben più pittoresche da parte di amministratori che vedevano a rischio la propria poltrona.

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