Primavera Fidentina

"Il gruppo civico al servizio della gente …"

U.T.V. l’ex Direttore generale Claudio Malavasi ci aiuta a capire come sono andate le cose e quali scelte si potrebbero fare adesso

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Dott. Malavasi, il nostro gruppo è da mesi impegnato sull’Unione Terre Verdiane. Come Lei forse saprà entro la fine di quest’anno l’associazione chiuderà i battenti.

Noi siamo da sempre contrari a questa decisione anche se riteniamo che siano necessarie molte modifiche perché ci sono troppe cose che non vanno. In un momento in cui si parla di aree vaste di acquisto ci pare particolarmente sbagliato chiuderla.

Abbiamo intervistato il Presidente f.f. della Provincia Filippo Fritelli, la capogruppo di Forza Italia Francesca Gambarini e il Sindaco di Fidenza Andrea Massari. Tutti, chi in un verso chi nell’altro, si sono espressi favorevoli alla chiusura entro la fine di quest’anno.

Noi riteniamo che, soprattutto negli ultimi anni, si sia perso lo spirito che aveva portato alla creazione di questa associazione di servizi.

A questo punto ci piacerebbe rammentare le ragioni che hanno portato all’Unione e ci è venuto spontaneo pensare a Lei che è stato un po’ il fondatore di questo ente.

Sappiamo che oggi svolge un ruolo importante in un altro ente pubblico nazionale, è infatti da poco diventato Dirigente generale della CRI e rimane anche Direttore regionale della CRI Emilia Romagna.

  1. Vorrei che lei ci spiegasse le ragioni che vi hanno spinto a formare l’U.T.V? Quali obiettivi volevate raggiungere?

Quando nei primi mesi dell’anno 2006 si decise di trasformare la vecchia associazione intercomunale delle terre verdiane nell’attuale Unione di comuni eravamo di fronte ad un quadro normativo nazionale e regionale che prevedeva forti incentivi economici e deroghe importanti ai vincoli di finanza pubblica,  si pensi che i trasferimenti alle unioni da parte dei comuni erano fuori dal patto di stabilità. Contemporaneamente vi era però anche una forte spinta a cercare di avere servizi che favorissero l’implementazione di una nuova gamma di servizi al cittadino che i singoli enti non avrebbero potuto erogare.

Ricordo l’ufficio associato del catasto che ha consentito di portare a Fidenza un servizio dello Stato che i professionisti ed i cittadini delle Terre verdiane hanno potuto avere senza andare a Parma con evidenti benefici in termini di tempo e oneri a loro carico.

Penso al servizio dell’illuminazione pubblica che grazie al servizio associato ha garantito grandi risparmi e qualità dell’illuminazione erogata nel massimo risparmio energetico e tutto questo grazie alle gare uniche realizzate dall’Unione e dall’assessore Ferri.

In riferimento alla Polizia Municipale si deve ricordare come prima dell’anno 2000, cioè prima dell’avvio del servizio associato, vi erano comuni come San Secondo Parmense,  Polesine Parmense,  Zibello ed in parte Roccabianca e Fontevivo dove, di fatto,  il servizio o era inesistente o limitato a poche ore giornaliere e dove erano in servizio i vigili in ciabatte e cose di questo tenore.

In altre realtà, ricordo Soragna, avevano due vigili che lavoravano uno la mattina ed uno al pomeriggio, che da tre anni non avevano mai fatto le ferie tanto che dopo la nascita dell’Unione ho dovuto lasciarli a casa un anno per fargli recuperare tutte le ferie da smaltire, con l’evidente risultato che se non ci fosse stata l’Unione il Comune di Soragna non avrebbe potuto avere i vigili per un anno!.

Si pensi che il Comune di Polesine Parmense ci ha trasferito due operatori di Polizia Municipale su un organico inferiore ai 10 dipendenti dell’intero comune! E che il Comune di Sissa ci ha trasferito 3 dipendenti di cui un responsabile in D1.

Dopo l’avvio del Corpo Unico su tutto il territorio dell’unione il Servizio è sempre stato erogato dalle 7,00 del mattino alle 01,00 di notte con uomini su strada e con personale reperibile dalle 01,00 alle ore 07,00 per 365 giorni all’anno.

Ricordiamo poi il servizio di videosorveglianza. Ricordo che prima dell’Unione nessun comune aveva questo servizio se non Fidenza con alcune telecamere poste nei pressi del centro città. Dopo qualche anno l’Unione ha impiantato la più estesa rete di telecamere connesse ad un’unica centrale operativa di Italia con infrastrutture che garantivano una buona qualità dell’immagine coerente con le tecnologie disponibili ai tempi in cui furono installate, ma il vero vantaggio ottenuto è stata la creazione della rete in tutti e 10 i Comuni che oggi è la garanzia dello sviluppo e dell’utilizzo di tale importante strumento di prevenzione del crimine.

Ma il vero obiettivo strategico era quello di creare un “contenitore” istituzionale che potesse fornire servizi ad un’area che possiamo identificare nel mezzo delle provincie di Parma e Piacenza sulla falsa riga di quella che è l’attuale competenza territoriale della Diocesi di Fidenza.

Questa capacità attrattiva dell’Ente fino all’anno 2009 e ai primi mesi 2010 ci è stata tanto che abbiamo fornito servizi ai Comuni di Cadeo, Ponte Nure, Caorso, Medesano e proprio nell’anno 2010 erano pronti accordi con i Comuni di Monticelli d’Ongina (delibera di Consiglio già approvata) ed in fase avanzata accordi con Villanova sull’Arda, San Pietro in Cerro e Castelvetro Piacentino.

Le grandi aperture normative vigenti all’epoca ci consentirono di assumere personale utile a riportare i servizi ai cittadini ad un livello ottimale, cosa che non si sarebbe mai potuta fare senza il passaggio all’unione dei servizi.

Vi era pertanto un disegno di costruire una struttura capace di fornire servizi al territorio dei Comuni di riferimento ed a quelli dell’area vasta che sopra richiamavo in modo da garantire maggiori economie di scala e contenimento dei costi da parte dell’Ente stesso.

Non vi è dubbio che questa fosse la visione che aveva Massimo Tedeschi promotore di questa scelta strategica fin dall’anno 1999.

  1. Evidentemente qualcosa non ha funzionato. Perché secondo lei si è arrivati a questo punto? Quali cose non hanno funzionato? Sono state scelte sbagliate della politica o errori umani?

Sono stati commessi diversi errori. Il primo, dalla politica, cioè non avere coinvolto, fin da subito, anche le forze allora in minoranza nella condivisione del progetto, perché solo in questo modo avremmo evitato quel fenomeno, che ha creato danni enormi e disvalori economici, quali, per esempio, le scelte del Comune di Salsomaggiore Terme che in due occasioni, a distanza di pochi anni, è entrato ed uscito dall’Unione proprio in conseguenza di quell’errore iniziale di cui ho fatto cenno in premessa.

Ha ragione Francesca Gambarini, attuale leader di Forza Italia, a ricordarlo ogni giorno, (cito testualmente la sua intervista al vostro sito “Unione è nata male e, così come è stata costruita, non avrebbe potuto funzionare”). Questo conferma che è stato il vizio di origine a fare fallire il progetto cioè le scelte istituzionali, quali la costituzione di un ente come l’Unione, devono essere condivise da tutti poi ci si divide sulle “politiche” ma non sulla scelta del modello istituzionale-organizzativo.

Questo “errore” ha poi condizionato tutta la vita dell’Ente fino all’attuale redderationemin quanto dall’anno 2010 in poi le politiche gestionali sono state completamente ridisegnate scegliendo indirizzi di riduzione delle attività e di contrazione dei servizi che potevano portare solo dove siamo arrivati.

Le giustificazioni erano sempre le solite, l’immagine dell’Unione era rimasta troppo legata alle “multe” e a poco altro da quel momento le cose positive che ricordavo prima non venivano più evidenziate, ma chi avrebbe dovuto farlo?,  e la lotta politica si limitava alla sterile polemica sulle sanzioni al codice della strada e non sui veri temi che erano e dovevano essere legati al rilancio dell’Ente con nuovi servizi a favore dei cittadini e per avere minori spese nella gestione degli stessi.

Io spesso ho sperato si potesse concretizzare l’idea di cambiare il nome dell’ospedale di Vaio in Terre Verdiane così come quello di rinominare il casello autostradale di Fidenza in Terre Verdiane così come hanno fatto la Valsamoggia e le Terre di Canossa.

Dal 2010 in poi si è poi determinata l’uscita di tutti i Comuni che avevano affidato all’Ente la gestione dei servizi e che prima richiamavo nonché l’uscita anche di Comuni fondatori come Sissa, Trecasali, Zibello e Polesine Parmense.

La situazione finanziaria dell’Ente ho poi risentito della grave crisi economica che ha scosso il paese dal 2008 in poi determinando un calo evidente della qualità dei crediti connessi alle sanzioni al codice della strada ed al riconoscimento, avvenuto a seguito dell’entrata in vigore dei nuovi principi contabili, nell’anno 2015 del disavanzo tecnico connesso a tale contrazione delle riscossioni.

A ciò si aggiunga che ogni volta che è uscito un Ente di quelli associati si è mantenuto in servizio presso l’unione il personale che avrebbe dovuto essere trasferito all’Ente che usciva, evidenzio il caso emblematico del Comune di Polesine Parmense che nonostante avesse trasferito un operatore al momento dell’entrata nel servizio è uscito senza acquisire nessuna risorsa, stesso metodo per Caorso e Medesano che al momento dell’adesione ci avevano fatto assumere due operatori e che al momento del recesso non li hanno riassunti loro lasciandoli all’Ente che  inspiegabilmente lì ha tenuti.

Quindi, come si vede, si sommano una serie di errori che portano oggi alla fine dell’Ente, o almeno a quella che appare tale.

Io personalmente ritengo che già dall’anno 2010 si sarebbe dovuto scegliere con forza la scelta delle fusioni dei Comuni più piccoli mantenendo l’Unione solo come strumento di coordinamento di nuovi comuni più forti. Si pensi che dopo Sissa e Trecasali, Polesine e Zibello, si sarebbe potuto fare la fusione fra Fontanellato e Fontevivo e forse anche Noceto, San Secondo e Roccabianca e poi Fidenza con Soragna insomma ottenere grandi risorse economiche garantite da trasferimenti significativi, oggi noti a tutti, e servizi comuni più forti.

Dal 2011 in poi è stato chiaro che le spese di funzionamento e di gestione non erano più sostenibili e avrebbero dovuto fare il salto di qualità che hanno fatto in altre realtà che, paradossalmente, erano più indietro di noi e che invece ci hanno superato.

Io ho subito, proprio per essermi speso per questo ente sia come comandante che come Direttore generale dell’Unione dal 2001 al 2011, diversi attacchi politici e personali, anche di tipo giudiziario, ma come si dice il tempo è galantuomo ed oggi segnalo che ho avuto solo sentenze di piena assoluzione,  plurime ed in ogni grado di giudizio, richieste di risarcimento danni sempre concesse dalla magistratura, e già incassate le relative somme, ed un continuo apprezzamento, seppur postumo, che le attività che avevamo realizzato che erano di qualità e rientravano nello spirito originario del progetto, purtroppo l’errore di origine che prima ricordavo le ha, per il momento, vanificate.

  1. In un momento in cui tutti parlano di aree vaste e di unioni qui si pensa a chiuderla. Cosa pensa di questa decisione?

Si tratta di una scelta che non condivido perché oggi sarebbe stato necessario rimediare all’errore iniziale che più volte ho richiamato. Occorreva pertanto organizzare un tavolo istituzionale dove, insieme a tutte le forze politiche rappresentative di tutti i Comuni coinvolti, si doveva individuare un percorso condiviso di riorganizzazione delle forme aggregative che poi doveva essere traslato, in accordo con la Regione, nel PTR.

Da componente il Collegio dei revisori dei conti del comune di Salsomaggiore Terme ho più volte cercato di fare crescere la consapevolezza negli amministratori di individuare soluzioni istituzionali condivise ed anche il tavolo tecnico dei revisori dei conti di tutti i comuni delle terre verdiane ha confermato, nell’anno 2015, che la scelta di sciogliere l’unione avrebbe dovuto essere inserita in un percorso che indicava già la soluzione istituzionale successiva in modo da garantire i dipendenti sul proprio futuro e l’inesistenza di riflessi negativi sui bilanci dei singoli enti.

Insomma occorre avere una visione che va al di fuori dei confini dello Stirone occorre cioè vedere di ricostruire quell’area vasta che possa divenire l’interlocutore unico perché la nostra area ritorni ad essere collettore di investimenti e di interessi economici di valenza europea così come lo è stata nei primi anni 2000 che hanno visto l’insediamento di importanti investimenti quali il “Fidenza Village”.

  1. Secondo Lei sarebbe possibile riassestare la barca? Cosa si dovrebbe fare?

Penso sia possibile che, dopo aver trasferito entro l’anno 2016 tutti i servizi di nuovo ai Comuni,  si possa riprendere in mano un percorso riformatore che, inserito in un contesto istituzionale condiviso, possa individuare forme di gestione associata dei servizi fra i Comuni ed individuare, da subito, un percorso per le progettazioni delle fusioni fra gli Enti di piccole e medie dimensioni al fine di creare una rete di enti locali forti finanziariamente ed omogenei che nel prossimo futuro, senza sovrastrutture,  potranno rigestire insieme i servizi ma stavolta senza costi aggiuntivi e con una unità di intenti che garantirà la stabilità futura dei servizi stessi ed aggregando davvero tutti i servizi non solo alcuni.

    5. E’ pensabile secondo lei tornare a una polizia locale nei singoli Comuni?

Io non credo che il servizio di polizia municipale gestito da due/tre operatori isolati possa essere paragonato alla qualità del servizio che erogavamo noi. Si pensi solo alla centrale operativa attiva dalle 7,00 alle 01,00 per 365 giorni all’anno, alla possibilità di identificare direttamente i cittadini extra comunitari privi di documenti con il gabinetto di polizia scientifica, al rilievo degli incidenti stradali con tecnologia digitale che favorisce la qualità dei rilievi e il miglioramento dei supporti utili all’autorità giudiziaria per definire le responsabilità, alla gestione della videosorveglianza attiva e tante altre attività di polizia locale che scompariranno nel nuovo sistema.

Ricordo a tutti che il Corpo di P.M. delle Terre verdiane ha ottenuto nel 2007, il riconoscimento più prestigioso della categoria come migliore corpo di polizia locale dell’anno, dato che molti dimenticano ma che esiste.

Torno alla domanda, sarà pertanto tecnicamente possibile farlo ma chi dice che il servizio erogato ai cittadini è uguale oggi, con gli operatori distribuiti nei singoli Comuni, dice una cosa non vera.

Posso garantirvi che la polemica che i grandi comuni sfruttassero i piccoli è totalmente infondata. Noi abbiamo creato sinergie utili a tutti ma sicuramente di più a favore dei comuni piccoli che mai avrebbero potuto avere i servizi che gli abbiamo garantito.

  1. Nell’UTV ci sono concentrati servizi quali il catasto, la protezione civile, il riscaldamento delle scuole, l’illuminazione … E’ possibile tornare ad una modalità in cui ogni comune deve provvedere a questi servizi da solo?

In alcuni casi non credo che sia possibile ritornare ad una gestione del singolo Ente (catasto per esempio) se non facendo tornare il servizio a Parma o perdendolo definitivamente come si è già fatto con il Giudice di Pace.

In altri casi è tecnicamente possibile (illuminazione pubblica, gestione calore e protezione civile) ma è la politica che deciderà cosa fare, da quello che so oggi mi pare si vada in altra direzione.

  1. L’UTV ha un forte indebitamento e a noi questo sembra impossibile: come mai sia potuto succedere visto che ogni comune deve aver contribuito proporzionalmente? Come poter risolvere questo problema?

La risposta è semplice, nel tempo la capacità di riscossione delle sanzioni al Codice della Strada è sempre più diminuita sia per la crisi economica che per la tendenza del legislatore di fare “rottamazioni” consecutive delle cartelle, ciò ha determinato che in bilancio siano allocate poste contabili di crediti inesigibili, solo ad aprile 2015, per l’entrata in vigore della nuova norma sulla contabilità armonizzata si è dovuto evidenziare queste poste, ma leggendo il bilancio 2015 l’Ente ha già effettuato gli opportuni accantonamenti e la norma ha consentito di coprire queste somme in 30 anni.

Si tratta di una situazione comune alla maggior parte dei Comuni italiani,compreso Fidenza, che ha infatti lo stesso disavanzo tecnico accertato nel 2015, quindi si tratta di un fenomeno non collegato al mancato trasferimento di risorse ma all’inesigibilità di crediti passati.

E’ vero però che i comuni spesso hanno ritardato i trasferimenti all’unione creando problemi di gestione di cassa all’ente, fenomeno che persiste tuttora ma non si tratta di indebitamento ma di ritardo nei trasferimenti.

  1. Quali consigli si sente di dare?

Io sono convinto che la scelta fatta nel 1999 sia stata giusta. Non ha senso che un territorio come questo non venga rappresentato in modo unitario ai tavoli regionali, nazionali ed europei. Se vuoi contare non puoi andare da solo.

Ma è altrettanto vero che dal 2010 in poi lo strumento unione, così come progettato nel 2006 non andava più bene ed andava fatto un progetto che, come la Valsamoggia, facesse fare un salto di qualità ma soprattutto andava recuperato lo spirito unitario di condivisione del progetto istituzionale che è l’unico strumento che rende le scelte impermeabili ai cambi di maggioranza e garantisce nel tempo la gestione dei servizi.

Oggi si propone una soluzione che replica l’errore originario cioè ripropone un modello istituzionale condiviso solo da Salsomaggiore e Fidenza che parte con lo stesso gap negativo della vecchia unione terre verdiane cioè si tratta di uno schema istituzionale non condiviso da tutti.

Io adesso ripartirei da lì cioè manterrei l’attuale unione solo per evitare gli effetti collaterali più volte evidenziati dai revisori dei conti degli enti poi aprirei immediatamente un tavolo istituzionale nel quale fare partecipare tutti i capi gruppo dei comuni oggi facenti parte dell’unione e di quelli che rientrano in quell’area vasta di cui ho parlato prima che si estende anche al piacentino. In  questo schema io sarei disponibile a dare una mano tecnicamente per individuare soluzioni che rendano concreti gli accordi che auspico la politica possa trovare in tale organismo anche se ricordo come all’interno di questi comuni ci siano segretari comunali, dirigenti e funzionari di qualità che saprebbero gestire con risultati ottimi i nuovi servizi associati.

E’ evidente che, sicuramente, in questo schema riformatore ci saranno forze politiche che non daranno il proprio contributo e che assumeranno posizioni preconcette e pregiudiziali ma credo anche fermamente che la maggior parte saranno invece disponibili al dialogo ed a trovare sintesi su una soluzione positiva che senza creare nuove sovrastrutture garantisce la gestione associata dei servizi.

Ringraziamo il Dr Malavasi per la disponibilità dimostrata a rispondere alle nostre domande. Le sue parole ci aiutano a capire come sono andate le cose e soprattutto cosa bisognerebbe fare oggi per non perdere questo grande capitale di risorse.. Noi continuiamo a crederci.

                                                        Giovanna Galli

                                                    Primavera Fidentina

2 commenti

  1. Come sempre, intelligente l’intervista di Giovanna Galli, un colloquio col Dott. Malavasi che riesce a dare risposte e spiegazioni che da ci si sarebbero aspettate anche dai nostri illuminati politici (o politicanti a seconda della visuale personale). Come sempre il Dott. Malavasi (che in tanti rimpiangono) ha dimostrato di essere oltremodo capace, preparato nel vero significato del termine e soprattutto con una lucidità che, in tante occasioni, ha squarciato il buio becero di molti… buio che non ha fatto altro che far emergere il Dott. Malavasi da una palude di cui ignoranza e anche invidia erano gli elementi piu’ significativi.

    • Devo dire che ho molto apprezzato l’intervento del Dr Malavasi che non conoscevo personalmente. Il suo è stato un discorso chiaro, senza giri di parole e meriterebbe che i politici intervenissero nel dibattito ma sono troppo presi dai loro temi. Peccato perché il dr Malavasi di spunti per discutere ne ha offerti tanti.
      Grazie comunque del tuo intervento – Giovanna Galli

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