Primavera Fidentina

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Il dott. Roberto Fiorini ci ha spiegato come avviene in Pronto Soccorso l’accoglienza delle donne che hanno subito violenza.

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In occasione della Giornata mondiale contro la violenza alle donne l’Amministrazione ha organizzato un incontro cui ha partecipato il Dott. Roberto Fiorini, Dirigente medico dell’UOC Pronto Soccorso e Medicina d’Urgenza di Fidenza. Sapendo che la sua struttura affronta da anni questo problema in modo sistematico ed organizzato abbiamo approfittato dell’occasione per formulargli alcune domande.

Dottore anche Fidenza non è immune a questa vera e propria piaga che colpisce le donne, oggi come ieri. Noi siamo sempre propensi a pensare che il fenomeno riguardi più che altro gli stranieri. Conferma questo luogo comune?

No, non è così. Dal giugno 2014 al maggio 2015 abbiamo registrato 88 casi di pazienti giunte in Pronto Soccorso riferendo di essere state sottoposte a traumi di vario tipo. Di questi 32 erano donne straniere ma 56 erano italiane. Le straniere erano provenienti da diversi stati: Marocco (10), Tunisia (4), Moldavia (3), Albania (3), Ecuador (2), Russia (2), Turchia (2), Romania (2) insieme a Camerun, Somalia, Colombia e Bulgaria.

L’età media è di 39,6 anni: si va da un minimo di 4 (due bimbe accompagnate da uno dei due genitori che riferivano percosse da parte dell’altro partner) ad un massimo di 84 anni.

La maggior parte di loro si è presentata al Pronto Soccorso nella fascia pomeriggio-sera quando, verosimilmente, dopo l’episodio violento sono riuscite a mettere in sicurezza  i figli.

Ma come avviene la “presa in carico” di queste situazioni?

La difficoltà maggiore sta nel capire cosa è veramente successo perché spesso le interessate non parlano e, anzi, in un primo tempo minimizzano o negano ci sia stata violenza. Quando si presentano al triage parlano di urti, di cadute accidentali ed è solo l’esperienza del personale addetto che permette di riconoscere il tipo di lesione. Dopo anni di osservazione di questi casi abbiamo deciso di approntare una modalità appropriata per affrontare con efficacia e professionalità queste situazioni.

Nell’aprile 2014, dopo una serie di incontri, abbiamo predisposto un’Istruzione operativa sull’accoglienza in Pronto Soccorso delle donne che hanno subito violenza, una specie di vademecum che raccoglieva il frutto della nostra esperienza e che dava a tutti gli operatori una serie di regole da seguire.

Gli aspetti più importanti sono cosi riassumibili: garantire la riservatezza alla donna già nel momento del triage, rispettare l’anonimato se la donna lo richiede, ridurre al minimo l’attesa (in questo periodo, i tempi d’attesa sono stati piuttosto buoni: il 60% delle situazioni sono state prese in carico in meno di un’ora), ospitare la donna in un ambiente riservato al di fuori della sala d’aspetto tutelandola dall’eventuale arrivo del maltrattante. E’ molto importante conquistare la fiducia della donna per acquisire la sua disponibilità a eseguire tutti i passaggi conseguenti.

In questi casi l’aspetto psicologico è fondamentale e la visita va eseguita con la massima attenzione, registrando tutti i particolari, lasciando alla donna anche i momenti di silenzio, segnalando se c’è stata la presenza di minori durante gli episodi di violenza.

Capita spesso che ci sia un’evidente incongruenza tra la versione della vittima e la valutazione del medico. In questo caso occorre dire in modo diretto che si ha il sospetto di violenza e/o maltrattamenti rassicurando la donna che tutto il suo racconto sarà tutelato dal segreto professionale.

Ma come fate se la donna è straniera?

Capirsi bene è importante e nel caso la donna non parli l’italiano si deve attivare un interprete, che non sia il partner od un parente per evitare che il tradotto venga distorto.

Ma sappiamo che ci sono tante culture diverse, la donna viene di solito accompagnata nella visita?

No assolutamente. La visita solitamente avviene con la sola presenza degli operatori sanitari. L’accompagnatore è previsto solo nel caso in cui la vittima sia minorenne.

Nel caso in cui la donna non dichiari apertamente di essere stata vittima di violenza e non ci siano segni visibili ci sono segnali che vi permettano di capire?

Si, con l’esperienza ne abbiamo individuati diversi: l’incoerenza nel modo di raccontare i fatti, il rifiuto di spiegare l’origine delle ferite, la lunga latenza tra il momento dell’episodio e quello della visita, i ripetuti accessi e la frequenza dell’abbandono del Pronto Soccorso prima della visita, la nervosità, i soprassalti, i pianti, l’inquietudine, il disagio, l’imbarazzo, lo sguardo sfuggente, uno stato di confusione, uno stato d’ansia con crisi di panico, depressione e tristezza.

Come vi comportate nel momento della dimissione?

Va prestata la massima attenzione alla predisposizione del referto che deve riportare una descrizione dettagliata e precisa delle dichiarazioni rese dalla vittima in merito alle modalità dell’aggressione e al numero di aggressori. Non va dimenticato che la relazione dovrà essere ben fatta in modo da risultare un valido aiuto per gli organi inquirenti: Magistratura e Polizia giudiziaria.

Nel caso in cui la donna dovesse aver bisogno di essere tutelata è prevista la possibilità di trattenerla in osservazione temporanea.

Qualora le condizioni psicologiche della vittima siano particolarmente vulnerabili occorre chiedere l’intervento di figure specialistiche come psicologi e psichiatri. Occorre, infatti, tener conto che la “gestione” della vittima di violenza, specie se di natura sessuale, costituisce un problema complesso, da affrontare attraverso competenze interdisciplinari. Tale assistenza è peraltro irrinunciabile laddove la vittima dell’abuso sia persona di età minore.

Qualora il problema non sia di natura sanitaria ma sociale a chi vi rivolgete?

Durante le ore diurne feriali possiamo rivolgerci all’assistente sociale del Comune di residenza. Nelle ore notturne e nei festivi c’è la possibilità di rivolgersi telefonicamente, grazie ad una convenzione stipulata con alcuni Comuni, al Centro antiviolenza che garantisce una reperibilità telefonica con la possibilità di collocazione in alloggi temporanei per alcuni giorni. Tale soluzione deve essere necessariamente utilizzata quando c’è bisogno di una sistemazione extraospedaliera della donna e di eventuali minori.

In tutti i casi, comunque, forniamo alla donna materiale informativo del Centro Antiviolenza di Parma e del punto di ascolto di Fidenza.

 

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