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Un consiglio comunale che non s’ha da fare

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Stasera era in programma un consiglio comunale straordinario che aveva come unico tema la discussione delle denunce fatte dal Sindaco ai cyber bulli da tastiera che l’avevano offeso e minacciato sul web.

La richiesta era stata presentata da tutti e tre i partiti di opposizione e, per statuto non era possibile disattenderla.

Io  non ho condiviso tale richiesta perché, a mio avviso, si tratta di un  fatto privato che riguardava solo gli interessati. Il Sindaco si è sentito offeso e legittimamente si è rivolto ad un avvocato che ha formalizzato le denunce. Le respo0nsabilità sono, a mio giudizio,  personali e chi ha sbagliato è giusto che paghi senza se e senza ma. Io ho sempre pensato che non è ammissibile che uno si diverta ad  offendere chiunque la pensi diversamente. La critica, la contestazione sono legittime ma augurare malattie o promettere bastonate  non mi pare accettabile.

Aggiungo poi che con la crisi che c’è avrei preferito un consiglio straordinario su temi un po’ più seri.

Detto questo, però, si è andati avanti e il consiglio all’ora prevista ha avuto regolarmente inizio.

Appena dopo l’appello il capogruppo del Pd Marco Gallicani ha chiesto l’applicazione dell’articolo 27 dello Statuto, articolo che prevede la possibilità di uno o più consiglieri di sollevare questioni pregiudiziali in grado di impedire o rinviare la discussione di certi temi.

L’Amministrazione aveva tre modi per affrontare la discussione:  affrontare il dibattito pubblicamente, farlo a porte chiuse o impedirla. Ha scelto la terza che a mio avviso è la peggiore. Capisco che sarebbe stato imbarazzante affrontare il tema alla presenza tra il pubblico di alcune persone direttamente coinvolte. È chiaro che l’aula consiliare non è un’aula del Tribunale  ma si poteva chiedere di farlo a porte chiuse.

In tutti i casi il Pd, a mio parere, prima dell’inizio della seduta consiliare doveva fare un comunicato  in cui spiegare le ragioni di non volere un dibattito pubblico. Chiedere l’applicazione dell’art. 27 a Consiglio iniziato ha dato a tutti l’impressione che si volessero nascondere delle cose  prendendo in giro i presenti.

Ancora una volta spiace dover osservare che si è preferito non spiegare con chiarezza come stavano le cose passando così dalla parte della ragione a quella del torto.

Giovanna Galli

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