Primavera Fidentina

"Il gruppo civico al servizio della gente …"

Intervista a Claretta Ferrarini, la nostra rägasa ad buragh

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Questa è la nostra prima intervista: abbiamo voluto cominciare con Claretta Ferrarini, grande donna e autentico simbolo di Fidenza.

Claretta è un’autorità nel campo del dialetto ma, vista la sua versatilità, sarebbe alquanto riduttivo limitarla a questo. Infatti ogni qualvolta che entra in scena lei non ce n’è più per nessuno. La ricordo in una manifestazione cittadina in Piazza Garibaldi dove si è esibita con classe innata in balli come “paso doble” e “fox trot”. E’ una persona generosa, sempre disponibile a partecipare a iniziative fatte per beneficienza. E’ dotata di una notevole cultura, fatto abbastanza raro per quell’epoca ha compiuto studi magistrali. Il suo dialetto non è mai risultato una lingua morta perché lei, attraverso lo studio assiduo, è riuscita a portare alla luce tanti momenti della nostra storia passata facendo emergere tradizioni che i più avrebbero ormai dimenticate.

Fidentina doc, ha sempre avuto a cuore la vita della nostra città. Figlia di un operaio del Gudrón (ex Cledca, ex Carbochimica) e nipote di un necroforo (èl süpión ) è nata nella casa adiacente al cimitero dove ha abitato fino a quattro anni, quando insieme ai genitori si è trasferita nelle case di via Porro e via Ariosto.

La incontriamo per carpirle alcune idee e suggerimenti per ridare vita al nostro centro storico, per capire che cosa non funziona e sollecitarla a fornirci suggerimenti e proposte dal suo punto di vista.

Claretta cominciamo dal dialetto, a che età è nata questa sua passione?

In casa nostra non si parlava il dialetto, i nostri genitori si rivolgevano a noi in italiano. Quando a 4 anni andai ad abitare nelle case tra Via Ariosto e Via Porro fui colpita dal linguaggio di alcuni bambini che vivevano lì, sfollati come noi dalla guerra. Tra loro parlavano tutti in dialetto e mi piaceva starli ad ascoltare.

La vera artefice della mia passione, però, è stata mia zia Alda: con me parlava sempre in dialetto, utilizzando un dialetto dottissimo. Di ogni parola mi spiegava il significato e la traduzione in italiano.

Da allora la mia passione per il dialetto ha cominciato ad ingrandirsi portandomi ad occupare gran parte del mio tempo nello studio. Momento decisivo è stato quando ho conosciuto Piren Bernardi detto Pir. Leggendo la sua poesia El puledar ho avuto una sorta di folgorazione.

Da anni faccio parte del “Comitato scientifico per la salvaguardia, la valorizzazione e la trasmissione dei dialetti dell’Emilia-Romagna di cui alla Legge Regionale 18 luglio 2014 n. 16 art. 5”. Si tratta di una commissione formata da 11 esperti del dialetto (i famosi “saggi”) che avrà compiti propositivi e consultivi.  Essere in questa commissione rappresenta un bel riconoscimento che sotto molti versi ripaga della fatica fatta per studiare e approfondire il dialetto.

Da questi studi mi risulta che lei ha scritto alcuni libri in vernacolo

Sì finora ne ho scritti sei: La bonna nova (che è la traduzione dei Vangeli e degli Atti degli Apostoli), due libri di cucina El cùciar d’ùton e èl cuciar d’or, “…Sì… tò surèlla cävala a ‘n òppi”, la Genesi e da ultimo il Dizionario etimologico borghigiano. Ci tengo a dire che il ricavato di questi libri è stato dato in beneficienza ad associazioni locali.

Ma lei non ha fatto solo questo, ricordiamo di averla sentita anni fa condurre trasmissioni radiofoniche

Sì ho condotto trasmissioni in tutte le radiolocali della nostra città. Ho iniziato con Radio Fidenza Onda Libera poi sono passata a Alfa Radio per poi terminare in Radio Monte Kanate. Il mio cliché era un po’ sempre lo stesso: invitavo personaggi locali famosi, politici e non, e li intervistavo. Chiudevo sempre le mie trasmissioni con un quiz sul dialetto e ogni volta alla radio arrivavano una miriade di telefonate.

Lei è stata C’la rägasa ad buragh, la prima e certamente la più famosa maschera di Fidenza

Sì nel 1972 la Famiglia Fidentina mi ha scelto come maschera della città impegno che ho rivestito per quattro anni. Ci tengo a precisare che la maschera cittadina è un simbolo della città che non va banalizzato perché ha un valore importante in quanto rappresenta le trait d’union tra chi gestisce il potere e la gente.

Lei è sempre stata molto attenta anche al tema ambientale. Ricordo il suo impegno nella difesa del Cabriolo?

Ritengo che la zona attorno alla chiesa del Cabriolo rappresenti un vero gioiello della città e non sarebbe accettabile nessuna nuova costruzione. Ho fatto parte del gruppo “Amici del Cabriolo” col quale abbiamo portato avanti una battaglia a difesa di questo angolo della città.

Lei ha dato tanto alla nostra città che in un certo qual modo glielo ha un po’ riconosciuto. Mi riferisco alla consegna della cittadinanza benemerita.

Era il 6 giugno 2012. In una sala consiliare piena di gente il sindaco Mario Cantini mi ha consegnato la cittadinanza benemerita. E’ stato un momento molto emozionante che mi porto nel cuore.

Ma veniamo al nostro progetto sul centro storico. Ha qualche proposta da fare per rivitalizzarlo?

Ormai la situazione è molto compromessa. Per risolvere il problema del centro storico ci vorrebbe la bacchetta magica. Di cose ne sono state fatte tante ma il commercio ha subito un colpo da cui è difficile risollevarsi. La responsabilità di tutto questo è da ricercare nella nascita dell’Outlet e nella proliferazione di tanti supermercati. Auspico la rinascita delle vecchie botteghe che, si sa, applicano prezzi più alti ma rivitalizzano il centro.

Delle vecchie botteghe mi mancano molto i sapori e ho una vera nostalgia degli odori. Mancano i negozi dei piccoli artigiani. Penso agli ombrellai, ai calzolai, ai materassai ..

Mi piacerebbe tanto che qualche giovanevolesse tornare ai vecchi mestieri e non venisse, però, ostacolato da una burocrazia imponente con pesanti controlli del comune e dell’Asl.

Tornando alle iniziative per il centro storico credo che si dovrebbe fare di più per promuovere il nostro Duomo per il quale si fa ancora troppo poco. Non dobbiamo dimenticare che è stata la prima cattedrale d’Italia (1601). Importante è anche il monumento a Giuseppe Garibaldi, che è stato il primo obelisco italiano (1884).

Alla fine di questa lunga chiacchierata c’è qualcosa che vorrebbe aggiungere, che vorrebbe chiedere alle nostre autorità?

C’è una cosa a cui tengo in modo particolare ed è quella di associare ai nomi di alcune vie e borghi di Fidenza i vecchi nomi dialettali che avevano in passato e con il quale venivano conosciuti. Sia chiaro non intendo la traduzione dall’italiano al dialetto del nome attuale ma il recupero dei nomi vecchi. Faccio un esempio: Via Frate Gherardo e Via Romagnosi prima non c’erano ma si chiamavano “i Trâj äd San Pédar”, Vicolo Bondi era Burghén Schivädebit . Un esperimento del genere è stato realizzato a San Giovanni in Persiceto. Voluto con impegno e tenacia dal Dott. Serra (uno degli 11 saggi del comitato regionale) sta riscuotendo molto successo richiamando molti visitatori cultori del dialetto. Va detto che per poter fare questo Fidenza potrebbe usufruire di un contributo economico messo a disposizione dalla Regione Emilia Romagna.

Non ci si stanca mai di parlare con Claretta, una persona simpatica che si ascolta volentieri. Rappresenta una fonte di cultura non scolastica ma di vita, piena di ricordi di persone e di luoghi del Borgo che testimoniano antiche tradizioni che non vanno dimenticate.

Alla fine ci accorgiamo che abbiamo tralasciato tante cose importanti il suo impegno politico, la sua magnifica interpretazione della maestra nel film di Nave Corsara “Te la do io la zebra” oltre alla sua presenza nell’ Accademia del Rumal, associazione di cui è Fondatrice e Presidente. Rimandiamo il tutto ad una prossima puntata.

                                                                     Giovanna Galli   Maria Gentilini

 

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